EBOLA: RIENTRO DI LAVORATORI DALL’AFRICA – CHE FARE.

29 ottobre 2014

di Graziano Frigeri


(Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 27 Ottobre 2014)

Numerosi datori di lavoro, anche su sollecitazione dei Lavoratori, ci interpellano manifestando preoccupazioni in ordine alla possibile diffusione nel nostro Paese del virus Ebola. In particolare desta apprensione l’eventualità del rientro al lavoro di lavoratori africani che dopo un periodo di soggiorno nel Paese d’origine.
Nell’ottica di fornire supporto alle Aziende, consapevoli della rilevanza del problema, ma anche allo scopo di evitare eccessivi allarmismi ed ingiustificate reazioni, riteniamo utile fare il punto della situazione, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, provenienti da fonti ufficiali: Ministero della Salute e Organizzazione Mondiale della Sanità.

1) LA MALATTIA DA VIRUS EBOLA (MVE)
Si tratta di una malattia grave, con comparsa improvvisa di febbre elevata, estrema stanchezza (astenia), dolori articolari e muscolari, mal di stomaco, mal di testa, mal di gola. Successivamente compaiono vomito, diarrea, arrossamento diffuso della cute, delle congiuntive, tosse, singhiozzo, dolore al petto, difficoltà respiratorie. Intorno al settimo giorno possono comparire gravi emorragie, esterne (naso, bocca, cute) ed interne (stomaco, intestino, polmoni, utero). La conferma della infezione da virus Ebola è effettuata mediante test virologici. L’attuale epidemia ha una mortalità di poco superiore al 50% dei casi.
Il periodo di incubazione varia da 8 a 10 giorni.

NON È POSSIBILE, ATTUALMENTE, IDENTIFICARE I PAZIENTI DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE.

DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE IL PAZIENTE NON TRASMETTE IL VIRUS.

IL PAZIENTE DIVENTA CONTAGIOSO QUANDO COMPAIONO I SINTOMI.

La trasmissione del virus (contagio) avviene:
a) per contatto diretto con sangue, liquidi biologici o materiale biologici;
b) per contatto indiretto con oggetti contaminati (es: aghi);

IL CONTAGIO NON SI TRASMETTE PER VIA AEREA, cioè senza contatto diretto con liquidi biologici o materiali contaminati da liquidi o materiali biologici (sangue, urina, feci, vomito, sperma, saliva ecc.).
La probabilità del contagio, bassa all’inizio della malattia (quando è presente solo febbre) aumenta con la comparsa dei sintomi più gravi (vomito, diarrea, emorragie).

2) L’ATTUALE EPIDEMIA

Iniziata nel 2013, l’attuale epidemia di Ebola interessa una zona limitata dell’Africa occidentale: Guinea, Liberia, Sierra Leone.
ATTUALMENTE L’EPIDEMIA NON E’ PRESENTE IN ALTRI PAESI AFRICANI.
La NIGERIA, in cui al 31 Agosto è stato registrato un ultimo caso importato, dopo i prescritti 42 giorni di osservazione, è stata dichiarata il 20 Ottobre libera da Ebola.
In SENEGAL stato segnalato un solo caso in Agosto, introdotto dalla Guinea. Tutti i contatti del caso sono stati sotto osservazione, come prescritto, per 21 giorni, senza comparsa di altri casi. Anche in Senegal, pertanto, non è in corso alcuna epidemia.
Un focolaio sotto controllo è in corso nella Repubblica Democratica del CONGO con 70 casi al 1 Ottobre 2014.
È deceduto il 25 ottobre l’unico caso finora registrato nel MALI, una bambina proveniente dalla Guinea.
Negli USA, finora sono stati segnalati 10 casi, tutti in persone che hanno assistito malati di Ebola: uno deceduto, 5 guariti, 4 in trattamento.
In GERMANIA si sono avuti due decessi e vi sono due casi in trattamento, sempre tra personale sanitario rientrato per curarsi da zone di epidemia.
In SPAGNA una infermiera, contagiata per contatto con missionari provenienti dalle aree infette, deceduti, è guarita.
In FRANCIA si è registrato un caso, guarito; 2 guariti a LONDRA, 1 guarito a OSLO, sempre tra personale sanitario rientrato per curarsi da zone epidemiche.
In ITALIA non vi sono, al momento, casi di malattia. Per due operatori sanitari lombardi, rientrati dalla Sierra Leone, è stata disposta la quarantena domiciliare per 21 giorni, fino al 14 Novembre.
Stessa precauzione per 11 militari USA rientrati dalla Liberia nella base militare di Vicenza.

3) PRECAUZIONI E MISURE IN EUROPA E IN ITALIA

Il 16 Ottobre a Bruxelles i ministri della sanità europei, insieme ai colleghi svizzeri e norvegesi, e a rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno fatto il punto della situazione, concludendo che:
IL RISCHIO DI PROPAGAZIONE DELLA EPIDEMIA IN OCCIDENTE È MOLTO BASSO.
Sono stati in ogni caso rafforzati i controlli nei porti e negli aeroporti sui passeggeri in partenza dai paesi colpiti (Liberia, Sierra Leone, Guinea).

L’ITALIA NON HA COLLEGAMENTI DIRETTI (VOLI) COI PAESI IN CUI È IN CORSO L’EPIDEMIA

IL RISCHIO DI IMPORTAZIONE DEL VIRUS DA PARTE DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI È PRESSOCHÉ INESISTENTE:.
Infatti, gli eventuali contagiati prima dell’imbarco manifesterebbero i sintomi già durante la navigazione. Lo stato di salute degli immigrati via mare viene sempre accertato prima dello sbarco nell’ambito delle misure adottate per il controllo della immigrazione clandestina (Mare Nostrum).

4) CONCLUSIONI:

NON ESISTE, ATTUALMENTE, ALCUNA RAGIONE PER PRENDERE MISURE PARTICOLARI NEI CONFRONTI DI LAVORATORI CHE RIENTRINO AL LAVORO DOPO AVER SOGGIORNATO IN PAESI DIVERSI DA QUELLI NELL’AREA EPIDEMICA.

I LAVORATORI EVENTUALMENTE PROVENIENTI DALL’AREA EPIDEMICA SONO SOTTOPOSTI ALLE MISURE DI PREVENZIONE PREVISTE DALLE AUTORITÀ SANITARIE DI FRONTIERA.
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La riproduzione del presente articolo è libera purché siano citati fonte e autore: Graziano Frigeri, Blog Euronorma (www.euronorma.it/blog)

ELENCO DEI LAVORI CHE PREVEDONO LA SORVEGLIANZA SANITARIA OBBLIGATORIA

2 aprile 2011

ELENCO DEI LAVORI CHE PREVEDONO LA SORVEGLIANZA SANITARIA OBBLIGATORIA


Quali sono le aziende  che hanno l’obbligo di nominare il medico compentente ? dipende dal numero di lavoratori?  o dal tipo di attività  lavorativa ?

Per rispondere a questa domanda, consiglio a tutte le aziende di chiedere sempre in sede di valutazione dei rischi la consulenza di un Medico del lavoro. E comunque l’ attivazione della sorveglianza sanitaria non dipende dal numero dei dipendenti occupati, nemeno del tipo di attività lavorativa, ma dai rischi presenti nell’ambiente lavorativo e nella mansione specifica.


ELENCO DEI LAVORI CHE PREVEDONO LA SORVEGLIANZA SANITARIA OBBLIGATORIA ai sensi del Titolo I Capo III Sezione V art.41* del DLgs 81/2008 e succ. mod. DLgs 106/2009

Lavorazioni che espongono a movimentazione manuale di carichi (DLgs 81/08, art. 168 c.2, l.d).
Lavorazioni che espongono a videoterminale (VDT): utilizzo sistematico o abituale per venti ore settimanali(DLgs 81/2008, art. 176).
Lavorazioni che espongono a valori di rumore che eccedono al valore superiore d’azione, cioè superiori a LEX 85dB(A) e ppeak 140Pa (DLgs 81/2008, art. 196, c.1).
Lavorazioni che espongono a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio e/o al corpo intero, precisamente a valori superiori ai valori d’azione (sistema mano-braccio valore d’azione giornaliero, normalizzato ad un periodo di riferimento di 8ore, fissato a 2.5m/s2; corpo intero valore d’azione giornaliero, normalizzato ad un periodo di riferimento di 8ore, fissato a 0.5m/s2.) (DLgs 81/2008, art. 204, c.1).
Lavorazioni che espongono a radiazioni ottiche artificiali (DLgs 81/2008, Titolo VII, Capo V): entrerà in vigore dal 26/04/2010.
Lavorazioni che espongono ad atmosfere iperbariche (DPR 321/56: “Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro nei cassoni ad aria compressa”).
Lavorazioni che espongono a rischio chimico: esposizione a sostanze pericolose per la salute (classificate come molto tossiche, tossiche, nocive, sensibilizzanti, corrosive, irritanti, tossici per il ciclo riproduttivo,cancerogeni e mutageni) con rischio valutato NON moderato (DLgs 81/08, art. 229).
Lavorazioni che espongono a cancerogeni e mutageni (DLgs 81/2008, Artt. 242-246).
Lavorazioni che espongono ad amianto (DLgs 81/2008, art. 259).
Lavorazioni che espongono a rischio biologico (DLgs 81/2008, art. 279).
Lavoro notturno (DLgs 66/2003, DLgs 213/2004, Circolare Ministeriale 03/03/2005 n°8)
Lavorazioni che espongono a radiazioni ionizzanti (DLgs 230/1995)
attività lavorative che comportano un elevato rischio per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi: (mansioni incluse nell’allegato I del documento di intesa Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 16 marzo 2006. **)
Lavorazioni che espongono a campi elettromagnetici (DLgs 81/2008, Titolo VII, Capo IV): entrerà in vigore dal 30/04/2012.

Ad esempio, rientrano nelle categorie sopra indicate, a vario titolo, i seguenti lavori più diffusi:

Carpentiere,operaio edile,meccanico,tornitore,saldatore,falegname,verniciatore,calzolaio,addetto all’incollaggio, finissaggio con uso di solventi e all’uso di macchine rumorose,  benzinaio, autoriparatore,carrozziere,elettrauto, addetto alla produzione di manufatti di vetroresina,marmista,carrozzieri,impiegati (con uso di videoterminale per oltre 20 ore alla settimana),personale sanitario e dei laboratori,assistente di poltrona, smaltitori di rifiuti, etc…

compiti dell’addetto al primo soccorso

31 marzo 2011
  • Conoscere il piano di Pronto Soccorso previsto all’interno del piano di emergenza e i regolamenti dell’Azienda
  • Attuare tempestivamente e correttamente, secondo la formazione avuta, le procedure di intervento e soccorso.
  • Tenere un elenco delle attrezzature e del materiale di medicazione, controllandone efficienza e scadenza.
  • Tenersi aggiornato sulla tipologia degli infortuni che accadono, confrontandosi con il Responsabile del Servizio
  • Prevenzione e Protezione dell’azienda
  • Essere di esempio per il personale lavorando in sicurezza e segnalando le condizioni di pericolo.

Cassetta di Pronto Soccorso

Il Datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori e dei soggetti ad essi equiparati la Cassetta di Pronto Soccorso, custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica appropriata, in cui siano costantemente assicurati la completezza ed il corretto stato d’uso dei presidi in essa contenuti, per garantire un primo soccorso rapido ed efficace.

Caratteristica della cassetta di PS

Ogni cassetta di Pronto Soccorso deve essere:

- segnalata con cartello di salvataggio quadrato: croce bianca in campo verde;

- dotata di chiusura, ma non chiusa a chiave;

-    posizionata a muro, in luogo protetto, possibilmente vicino ad un lavandino per potersi lavare le  mani prima e dopo l’intervento;

- contrassegnata con un numero o con etichetta specifica, in modo da agevolare le operazioni di  reintegro dei presidi;

- facilmente asportabile in caso di bisogno.

Il contenuto della cassetta di PS viene presentato in allegato con alcune integrazioni proposte dal sistema di emergenza sanitario locale e dai servizi AUSL.

Gestione della cassetta di PS

Utilizzo corrente

La cassetta di PS è utilizzabile, oltre che dall’addetto al PS, anche dal resto del personale. In tal caso è importante che in un momento successivo sia data informazione all’addetto dell’utilizzo del contenuto della cassetta di PS o del punto di medicazione, al fine di ripristinare i presidi usati.

Controllo periodico

E’ fondamentale da parte dell’addetto PS, definito responsabile della tenuta di quella determinata cassetta di ps o punto di medicazione, il controllo periodico per mantenerne il contenuto in quantità e stato di conservazione adeguati.

Il controllo deve essere eseguito :

- una volta al mese;

- successivamente in occasione di un infortunio per il quale si possa pensare o si ha la certezza che il contenuto della cassetta sia significativamente alterato.

Si suggerisce quindi di verificare: la presenza dei presidi per tipologia e quantitativo;la integrità;le date di scadenza del presidio integro;le indicazioni specifiche di conservazione e di durata del presidio aperto.

Se al termine del controllo emerge la necessità di acquistare dei presidi, l’addetto al PS informerà il RSPP, che vi provvederà.Il reintegro deve avvenire nel minore tempo possibile.

Il Datore di lavoro valuta l’opportunità di tenere una scorta di presidi.

Allegato n°1

ELENCO PRESIDI SANITARI PER LA CASSETTA DI PRONTO SOCCORSO

L’elenco dei presidi è quello previsto dall’allegato 1 del D.Lgs. 388/2003,REGOLAMENTO RECANTE DISPOSIZIONI SUL PRONTO SOCCORSO AZIENDALE, IN ATTUAZIONE ALL’ART. 45 DEL D.LGS. 81/08, integrato con alcuni presidi (in corsivo nel testo) ritenuti utili dal Sistema di Emergenza Sanitaria Locale e dai Servizi AUSL.

Ogni cassetta di Pronto Soccorso, (opportunamente segnalata e dotata di chiusura) deve essere posizionata a muro. Deve essere inoltre facilmente asportabile in caso di intervento; deve contenere almeno:

  • N. 1 confezione di sapone liquido (integrato)
  • N. 5 paia di guanti sterili monouso
  • N. 1 confezione di guanti monouso in vinile o in lattice (integrato)
  • N. 1 flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro
  • N. 3 flaconi di soluzione fisiologica (sodio cloruro – 0,9%) da 500 ml
  • N. 1  confezione di acqua ossigenata F.U. 10 vol. da 100 g (integrato)
  • N. 1 confezione di clorossidante elettrolitico al 10% pronto ferita (ad es. Amuchina o altri prodotti analoghi) (integrato)
  • N. 1 rotolo benda orlata alta 10 cm (integrato)
  • N. 2  rotoli di cerotto alto 2,5 cm
  • N. 2  confezione di cerotti di varie misure.
  • N. 1  confezione di cotone idrofilo da 100 g.
  • N. 10 compresse di garze sterili 10×10 in buste singole.
  • N. 2 compresse di garza sterile 18×40 in buste singole .
  • N. 1  confezione di rete elastica di misura media.
  • N. 2 confezioni di ghiaccio pronto uso.
  • N. 3 lacci emostatici.
  • N. 2 teli sterili monouso
  • N. 1 coperta isotermica monouso (integrato)
  • N. 1 termometro.
  • N. 1 paio di forbici con punta arrotondata (integrato)
  • N. 2 paia di pinzette da medicazione sterili monouso.
  • N. 2 sacchetti monouso per la raccolta dei rifiuti sanitari.
  • N. 1 Visiera Paraschizzi
  • N. 1 Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa
  • N. 1 Pocket Mask (integrato)

Basic Life Support

31 marzo 2011

Il Basic Life Support (in italiano supporto di base alle funzioni vitali) noto anche con l’acronimo BLS, è una tecnica di primo soccorso che può – in alcune circostanze – essere determinante per salvare la vita di un infortunato. Per paziente infortunato si intendono molte condizioni, tra le quali:persona priva di sensi (persona svenuta);persona con un blocco meccanico delle vie aeree (oggetti nella gola dei bambini, acqua nei soggetti che affogano);persona sottoposta a folgorazione elettrica;paziente in totale arresto cardiaco con temporaneo stato di coma. La tecnica BLS, che comprende la rianimazione cardiopolmonare (RCP) è compresa nella sequenza di supporto di base alle funzioni vitali. La definizione BLS/D si riferisce al protocollo BLS con l’aggiunta della procedura di defibrillazione (che è lo standard progressivo nei corsi di formazione per soccorritori laici). Per funzioni vitali si intende: coscienza respiro circolo L’obiettivo principale del BLS è quello di prevenire dei danni al cervello per mancanza di ossigeno. Quando una persona perde coscienza può andare in arresto respiratorio e già da questo momento si possono avere dei danni al cervello per carenza di ossigeno; dopo pochi minuti dall’arresto respiratorio si ha una compromissione del circolo cioè il cuore smette di battere e si arriva così all’arresto cardiaco. Dopo circa 10 minuti dall’arresto cardiorespiratorio si hanno dei danni irreversibili al cervello. La possibilità di impedire che avvengano danni irreversibili dipendono dalla rapidità dell’individuazione del problema e dall’efficacia della procedura di soccorso mettendo in atto la “ catena della sopravvivenza”. Se un anello della catena viene a mancare, le probabilità di sopravvivenza sono ridottissime. I quattro anelli della catena sono: ALLARME PRECOCE al sistema di emergenza: accesso al numero breve 118 Inizio PRECOCE del BLS: diffuso anche al personale non sanitario DEFIBRILLAZIONE PRECOCE Inizio PRECOCE del SOCCORSO AVANZATO SICUREZZA NEL SOCCORSO Prima di precipitarsi sulla vittima ed iniziare la sequenza BLS dobbiamo accertarci che non ci siano rischi ambientali per i soccorritori e anche per la vittima. Dobbiamo quindi osservare attentamente se l’ambiente presenta pericoli, es: ambiente saturo di gas; rischio di incendio; rischi derivanti da corrente elettrica; pericoli di crolli; rischi derivanti da traffico; ecc. Durante le fasi di avvicinamento alla vittima va osservata e rilevata qualsiasi situazione che possa mettere a rischio i soccorritori, i quali devono per prima cosa garantire la propria incolumità. In caso di rischio rilevato, i soccorritori non devono avvicinarsi alla vittima ma chiamare immediatamente la centrale operativa  118 che attiverà il soccorso tecnico più adeguato. Anche successivamente, durante tutte le fasi del soccorso, va prestata attenzione a potenziali rischi ambientali. Basic life support